Nomad office for nomad workers. Progettazione di strutture per i lavoratori della conoscenza

Progetto 2a

Nomad office for nomad workers. Progettazione di strutture per i lavoratori della conoscenza
in relazione all’odierno contesto lavorativo

Tesi di laurea magistrale in interior design
Scuola del design – Politecnico di Milano
di Giovanni Colombara
Relatore Prof. Francesco Scullica
A.A. 2014-2015

La ricerca per il progetto di tesi è partita da quattro considerazioni che riguardano l’attuale panorama lavorativo:
1- Disumanizzazione del lavoro
Molti dei manager che oggi gestiscono grandi aziende, si sono formati in un contesto, quello industriale, molto diverso rispetto ai giorni nostri e nel passaggio all’economia dei servizi non sono stati in grado di cambiare la cultura del lavoro. Hanno, infatti, mantenuto i vecchi paradigmi, quelli della tradizione industriale, applicandoli al settore terziario. Tutto ciò ha portato allo sviluppo di una classe di lavoratori che trascorre più tempo in ufficio che a casa. I giapponesi utilizzano il termine Karoshi (eccesso di lavoro) per descrivere uno stato di salute precario caratterizzato da accumulo di fatica fisica, ipertensione e indurimento delle arterie che conduce ad un collasso che risulta fatale. In Giappone rappresenta la seconda causa di morte tra i lavoratori.

2- Dynamic work
“Sitting is the smoking of our generation, and the place where most of us ruin our health is in the office!”
È questo il paragone shock che arriva dagli Stati Uniti: l’ufficio è il luogo in cui la maggior parte di noi avvelena la propria salute. Infatti, stare seduti alla scrivania per troppe ore aumenta il rischio di diabete, cancro e malattie cardiovascolari. L’allarme è arrivato dalla Mayo Clinic-Arizona State University, che ha invitato i lavoratori a fare passeggiate creative al posto di meetings attorno ad un tavolo.

3- La riscoperta del verde
La natura aumenta in modo significato la qualità ambientale degli uffici.
-riduce la fatica del 32%
-ridice il mal di testa del 25%
-riduce i capogiri del 25%
-riduce la raucedine del 31%
Ma soprattutto, la presenza di piante, aumenta la produttività del 15%.

4- Knowledge workers
Peter Drucker nel 1959 aveva predetto che la conoscenza sarebbe stata la risorsa principale per i lavoratori e che avrebbe drasticamente cambiato la nostra società. “Il knowledge worker è quel lavoratore che applica la conoscenza teoretica e analitica, acquisita tramite una istruzione formale, per sviluppare nuovi prodotti o servizi e che richiede un continuo apprendimento”.

IL PROGETTO
La proposta, che può apparire in contrasto rispetto alle tendenze attuali, è quella di considerare l’ufficio nel contesto urbano in cui si trova, come un insieme di situazioni e momenti ben precisi, e di scorporare le parti che compongono l’ambiente lavorativo distribuendole in modo strategico nel contesto urbano. I knowledge workers potranno, pertanto, sfruttare una serie di ambienti/microarchitetture per terminare un lavoro, condividere idee, riunirsi con i colleghi o stampare in 3D. Non è più la persona che va in ufficio (decidendo dove, quando e come lavorare) ma l’ufficio che segue le esigenze, i ritmi e i tempi dei lavoratori, in un continuo movimento che attraversa la città. Ettore Sottsass descrive perfettamente il concetto che voglio esprimere con queste parole: “Mi immagino l’ufficio come un animale ansimante, in movimento perpetuo”.

 

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